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C'era una volta il congresso

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C'era una volta il congresso

 

 

Bortoluzzi/Elia

 

 

Non voglio il leader!

Nella facciata rassicurante delle istituzioni del notariato, impegnate strenuamente a far da barriera alle difficoltà del momento, si è manifestata una crepa, a ben guardare esistente da sempre.
In tutte le iniziative pubbliche e private abbiamo avuto dimostrazioni, molto apprezzate dalla base, di leaderschip ma anche una grave, strutturale, perdurante assenza di democrazia.
Alla leaderschip ha fatto riferimento il presidente nella sua relazione congressuale, al leader ha fatto riferimento il ministro Alfano nel suo intervento ( e lui di leader è un esperto!), dalla necessità di rafforzare la leaderschip sono nati diversi e contrastati ordini del giorno.
In realtà tutti pretendono interventi tempestivi ed efficaci dei vertici istituzionali per far fronte alle emergenze vere e presunte del momento e tutti, imperturbabili, lasciano che il dibattito sulle cause della crisi e sui possibili rimedi resti schiacciato dalla retorica millenaristica della “fine del notariato”.
Il notariato in tutte le sue articolazioni, Federnotai compresa, non sembra avere dubbi, non avverte la preoccupazione per la “sbrigatività” delle procedure.
La paura del crollo epocale del notariato ha offerto e continua ad offrire una base di legittimazione irrazionale a questo modo di procedere: ciò che disperde o contiene la paura non è frutto di un faticoso e laborioso confronto tra uomini diversi, ma una semplice, ineludibile, improcrastinabile necessità storica.
Questo approccio culturale ai temi del notariato finisce, forse senza volerlo, con il premiare e sovrac caricare di responsabilità il leader e con il sacrificare, quasi di buon grado, la democrazia ed il confronto.
La domanda che mi sono posto a Firenze e che in fondo Federnotai avrebbe dovuto porre con chiarezza, senza giri di parole e tatticismi inutili, è questa: possiamo permetterci di rinunciare a discutere nel merito quello che sta avvenendo?
Io penso di no per alcune ragioni.
La prima è che il principio di autorità si sta progressivamente trasformando da metodo a sostanza a tutti i livelli, centrali e periferici.
Le modificazioni dei meccanismi di rappresentanza in consiglio nazionale e nella cassa, la modifica del sistema elettorale, la presenza di dieci lombardo-veneti anziché cinque negli organismi di rappresentanza centrali, non mi paiono la soluzione di un problema ma ulteriori sintomi di una patologia.
Il leader, come molte vicende del passato e del presente insegnano, raccoglie molti consensi quando le cose vanno bene. Cosa succede se l’allontanamento dalle procedure e dalle regole democratiche coincide con momenti di oggettiva difficoltà della società e di un gruppo professionale?
Il dato storicamente incontrovertibile e sotto gli occhi di tutti è che il CNN, qualsiasi CNN, anche  quello dei Laurini e dei Mariconda, oggi difensori della democrazia e del confronto, ha sempre mal tollerato, quando addirittura avversato, qualsiasi processo di condivisione delle decisioni.
Questo atteggiamento storicamente consolidatosi, il rifiuto sistematico della complessità dei problemi, della non governabilità della trasformazione con i consueti e consolidati strumenti interpretativi, ha fatto scomparire definitivamente le idee e le intelligenze, ha fatto emergere ed affermare la retorica autocratica che non solo allontana dalla soluzione dei problemi ma fa diventare l’emergenza, la solita ineffabile emergenza, uno stato permanente.
Cosa fare allora?
Mi pare inutile, se non addirittura pericoloso, accentuare le divisioni all’interno del notariato marcando le differenze tra notariato del nord e notariato del sud, tra presunti riformisti ed antichi e pervicaci conservatori, tra ortodossia e liturgia ambrosiana che, detto in assoluta sincerità, lungi dal rievocare le coraggiose prese di posizione del vescovo Ambrogio nei confronti del potere imperiale, ha finito per identificarsi con la mancanza di terzietà e selvaggia imprenditorializzazione dell’attività notarile.
Penso sia giunto il tempo di avviare la stagione della “partecipazione”! Abbiamo davvero bisogno di tutte le intelligenze e tutte le intelligenze devono avvertire il dovere di offrirsi senza riserve.
Distretti come quello di Milano, unico per dimensione, qualità e quantità del lavoro, devono divenire i protagonisti di questa stagione, acquisendo, non solo a parole, autorevolezza e capacità di indirizzo politico.
Penso, per esemplificare, alla possibilità di istituire commissioni distrettuali, con componenti di nomina consiliare e collegiale, per gestire settori strategici. Una commissione in materia di monitoraggio, che nell’assoluto rispetto dei principi in materia di riservatezza, aggreghi e scorpori i dati reddituali forniti dai notai, individui linee di tendenze e  trasformazioni dell’attività notarile e segnali i casi di macroscopica devianza emersi in sede di analisi; una commissione sulla concorrenza all’interno della categoria, che raccolga dati, segnalazioni, esposti dei cittadini e che presenti annualmente una relazione sulla situazione del distretto e proposte per contenere i fenomeni più pericolosi; una commissione propositiva che tenga vivo il confronto sui temi più scottanti dell’attività notarile e individui linee di intervento della politica distrettuale.
Tante altre potrebbero essere le commissioni e le inziative.
La democrazia si promuove se riusciamo da un lato a suscitare la voglia di partecipare considerando le istituzioni notarile come “casa comune”; dall’altro se riusciamo a contenere il piacere di rispecchiarci nel nostro piccolo, ma sempre più inutile ed insignificante, potere personale.
In realtà  promuovendo la democrazia, si fanno riemergere le idee, si scoprono nuove intelligenze, si sconfigge la gerontocrazia……e si torna ad essere vivi,
Be

Ps: rientrando da Firenze ho pensato che non ha più senso, per me, partecipare al congresso trasformatosi, ormai, in rito iniziatico dove la parola, la sola parola, sembra avere un sovrannaturale potere purificatore. Il congresso si pone come unico scopo quello di provocare una rinascita attraverso la discesa sul capo dei partecipanti dello spirito santo sotto forma di lingua di fuoco.
“se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato”!
(in 15,1-7 Giovanni). Un po’ troppo da digerire per un laico come me.



Molte parole......!

Come già scritto da E. Berselli l’offerta politica si è ridotta a “FORMAT”.
La comunicazione produce messaggi semplici e semplificati e, proprio per questo, sempre più seducenti: come gli spot pubblicitari che persuadono con la bellezza delle immagini e con il richiamo simbolico a forme e colori che spostano l’attenzione dall’argomento in discussione al “soggetto” della comunicazione, alle sue capacità di piacere, di sedurre, di affabulare, di attrarre, di fare simpatia, di suscitare tenerezza.
Insomma l’estetica sconfigge l’etica, la discussione, il confronto, l’analisi dei fatti e dei “misfatti”.
A Firenze abbiamo assistito al prevalere delle parole sui fatti, all’apoteosi della seduzione che, etimologicamente, non significa soltanto “se-ducere”, attrarre a sé, ma anche distrarre, sviare, far pensare ad altro!
Le relazioni e gli interventi sono apparsi agli osservatori attenti, predisposti per attirare l’attenzione sui temi di sicuro impatto, quelli scelti scientificamente per sfondare porte già aperte, per creare unanimismo, che è la forma di “condivisione del nostro individualismo di massa”.
Abbiamo assistito ad una lectio magistralis sulle tecniche del consenso e sulle sofisticate strategie dell’ immagine accolta con applausi da notai disorientati ed ansiosi, che non gradiscono attentati al loro desiderio di tranquillità e certezze.
Nietzsche sosteneva che per conquistare il consenso un capo “deve ridurre il ruolo della politica ad una recita semplicistica”! Gli arzigogoli, le analisi sulla complessità della realtà il notariato non può più permetterseli! Il “pensiero sbrigativo” di cui ha scritto Michele Serra, rifiuta il pensiero complicato, perché proviene dai soliti insopportabili”intellettuali libreschi, barbogi e causidici che usano la complessità come un sonnifero per tenere a freno le fresche energie di chi” ne ha le scatole piene dei cacadubbi, delle esitazioni…..!
A me pare che con le parole non si vada da nessuna parte: con le parole i conti tornano sempre e, se non tornano, ci si arrangia, li si fanno tornare.
Mi vien sempre da pensare quando leggo e ascolto certi sproloqui che Socrate, Budda e Cristo non scrissero una sola riga: parlarono ed educarono non tanto con la parola ma con la loro testimonianza di vita.
be


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Il futuro del notariato.

Ha vinto il sistema di voto neo-feudale: evviva!

Chiusi nella tetra galleria della Fortezza da Basso i millecinquecento notai partecipanti alle votazioni degli ordini del giorno assembleari, dotati di strumenti di voto costosissimi e di  alta tecnologia e spiati nei loro movimenti da un efficientissimo sistema di rilevazione elettronica, hanno assistito abbastanza sorpresi  alla discussione di un ordine del giorno tendente a caldeggiare una riforma dell'attuale sistema elettorale del Consiglio Nazionale del Notariato.
I firmatari della proposta  chiedevano che il nuovo sistema  si  strutturasse sulla base di   un confronto tra liste nazionali che tenessero conto delle prerogative territoriali, misurando il peso di ciascuna area  territoriale  sul numero dei notai che vi esercitano la professione.
Contro la proposta vigorosamente difesa da Paolo Piccoli e da Gennaro Fiordiliso si schieravano  Gennaro Mariconda e Giancarlo Laurini.
Questi ultimi due difendevano l'attuale sistema di cooptazione ritenendo che il ricorso a elezioni  basate su liste nazionali contrapposte  nell'ambito delle quali  pesare la rappresentanza territoriale su base numerica potesse sconvolgere i sottili  equilibri su cui si è autoregolato  sin qui il sistema di cooptazione.
La passionalità del dibattito non era sorprendente: si trattava di delineare gli assetti di comando della categoria nel futuro anche prossimo venturo e questo giustificava il tono accalorato  degli oratori che si avvicendavano sul palco.
Quello che sorprendeva era la pochezza della proposta: il futuro della professione era affidato dai contendenti ora a una leadership che facesse piazza pulita di ogni opposizione interna visto l'attuale stato di emergenza, basata sul prevalere di una lista sull'altra in base ad un criterio maggioritario(Paolo Piccoli), ora ad una leadership contrattata sulla base di criteri di forza numerici ( e dunque di potere economico) con la base territoriale(Gennaro Fiordiliso e Federnotai).
A fronte di questo sconfortante quadro riformatore ispirato ora a decisionismo berlusconiano(Paolo Piccoli) ora a liberismo neo-con (Gennaro Fiordiliso e Federnotai)faceva da contraltare la difesa ad oltranza dello statu quo da parte dei laudatores temporis acti, ovverosia del sistema di cooptazione di ispirazione neo feudale(Giancarlo Laurini, Gennaro Mariconda).

Che fare?
L'impulso che mi ha preso era quello di salire sul palco e staccare i fili del sistema di votazione elettronico invitando i colleghi  a boicottare l'esercizio del voto.
O di  fare circolare la voce che registrandosi all'uscita in luogo della  votazione sarebbero stati assegnati loro cinque crediti straordinari. Purtroppo mi è mancato il coraggio. Così con la mia astensione l'ordine del giorno dei "riformatori" è stato respinto. Ha vinto ancora il sistema elettorale  migliore per garantirsi un futuro, quello neo- feudale. Evviva!

Andrea Bortoluzzi

 

 

Colte al volo.

 

"Pagliaccio!"(rivolto al presentatore di un " O.d.g.  siluro" anti Attaguile ritirato in sede di  presentazione congressuale).
"Terroni leghisti!"(rivolto a colleghi meridionali del Distretto di Milano particolarmente accalorati nella difesa del territorio di stipula)
"Uauhhhh prendetela in  ….."(da parte di colleghi napoletani all'indirizzo dei colleghi milanesi neo-con al momento della proclamazione dell'esito del voto dell' O.d.g. liste nazionali).
"Mi prendo una barca più piccola!"(notaio di Potenza dopo l'intervento del Ministro Alfano che invitava i notai ad una ricchezza più contenuta).
"Hai preso i matitoni dell'IntesaSanpaolo?"(un collega a caccia di gadgets ad un altro)
"Mi hanno detto che è difficile trovare taxi perché c'è la fiera dei notai"(un collega in ritardo ad un appuntamento post-congressuale)
"Io non c'è la faccio più ho subito anche sino a tre ribassi"(due colleghi che si intrattengono sulla concorrenza tariffaria).
"I tempi sono cambiati"(un collega a proposito della votazione sullO.d.g.sul  sistema elettorale).
"Mi hanno detto che le borse sono di Ferragamo"(un collega che ha fatto incetta di borse gadget congressuali).
"E' un caso di forza maggiore"(un collega a proposito dell'intervento congressuale di Paolo Piccoli)
"Paolo è forte!"(un collega che si allontana sotto la pioggia dal Forte congressuale).






 

 

 
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